Paola Iacopetti

Ho ereditato la passione per la fotografia (e qualche buon obiettivo..) da mio padre che non ringrazierò mai abbastanza per questo. Per molti anni ho usato la macchina fotografica per raccontare ciò che accadeva “fuori”

– incontri con gli amici, escursioni, vacanze, poi le figlie piccole, i loro momenti importanti. Ci sono voluti molti anni, importanti cambiamenti nella mia vita e una buona dose di sofferenza per scoprire che la fotografia può avere un significato molto più interessante e profondo: improvvisamente – e molto di recente – mi sono resa conto con stupore che alcune foto parlano di cose che accadono “dentro”, rivelandole.

L’inconscio parla per metafore, usa le immagini dei sogni ma può servirsi anche di un fiore, una nuvola, un dettaglio sul quale il mirino della macchina fotografica aiuta a focalizzare l’attenzione e che entra in risonanza con un movimento dell’anima. Esiste una Bellezza di cui siamo portatori spesso inconsapevoli e che esige di essere rivelata, con la consapevolezza che persino le produzioni dei grandi Artisti, per non parlare di una dilettante come me che si dedica a questo lavoro solo a scappatempo, “sono solo l’ombra della luce” (ancora Battiato). Ma, come direbbe Herman Hesse, è il cercarla che ci rende felici: “La bellezza non rende felice colui che la possiede, ma colui che la può amare e desiderare”.

“L’inconscio ci comunica coi sogni frammenti di verità  sepolte” (F. Battiato)